Identità e storia - Comune di Santena

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Identità e storia

Stemma e gonfalone

 

In data 6 aprile 2007 il Prefetto della Provincia di Torino ha consegnato al Sindaco di  Santena il decreto con il quale il  Presidente della Repubblica ha concesso gli emblemi alla Città (stemma e gonfalone).  Il Sindaco ha inoltre ricevuto dalle mani del Prefetto la miniatura dello stemma, che dovrà essere riprodotto sui documenti ufficiali del Comune al posto di quello finora usato, e la miniatura del nuovo gonfalone che dovrà essere realizzato in stoffa.
Gli emblemi differiscono leggermente da quelli in uso fin dal 1939, anno in cui si avviò (e poi abbandonò) la pratica di concessione. 

Identità

Breve profilo sulla città

La nostra è una cittadina che negli ultimi trent'anni ha cambiato profondamente la sua natura socioeconomica. Da comunità prevalentemente agricola è diventata industriale ed ora si sta riequilibrando al livello in cui prevale il desiderio di una vita serena e protetta in un ambiente pulito.

Il nostro biglietto da visita turistico è il parco, la Dimora e la Tomba di Camillo Benso Conte di Cavour. Il prodotto tipico della nostra terra è "l'asparago di Santena" che, per le sue peculiarità, è tutelato dal "Paniere della Provincia di Torino". Gli ortaggi che producono i nostri coltivatori, sono i più apprezzati sulle tavole dei Torinesi perché sono i più abbondanti, pregiati e freschi che giungono di primo mattino al mercato all'ingrosso della Città di Torino.

Le aziende industriali che operano sul nostro territorio sono medio piccole, con attività diversificate e prevalentemente concentrate nella zona industriale che fiancheggia la S.S.29 Le possibilità edificatorie sul territorio sono varie e prevedono completamenti e piccoli ampliamenti delle zone residenziali con indici di cubatura finalizzati a concessioni per la costruzione di villette mono, bifamiliari e quadrifamiliari.

I servizi forniti alla comunità sono molteplici: dall'Asilo Nido per i più piccini al servizio di terapia iniettiva e di assistenza domiciliare agli anziani. L'associazionismo è molto attivo in tutti i campi della vita pubblica: dall'organizzazione della Protezione Civile alle associazioni Sportive e Culturali.

La nostra vita cittadina è ancora basata sui rapporti umani e la solidarietà è un valore sul quale siamo fortemente impegnati

Storia

Alcuni cenni sulla storia della nostra città

 

 

Secondo l’opinione di autorevoli storici, confermata dal ritrovamento di anfore e monete, l’attuale agro santenese sarebbe  stato già abitato  in epoca romana. L’esistenza di Santena come villaggio viene fatta risalire al secolo VIII. Nel 1029 il villaggio, con castello e cappella dedicata a San Paolo, con un ampio territorio circostante, viene staccato dalla corte della vicina  Chieri dal marchese e conte di Torino Olderico Manfredi, e donato ai Canonici del Salvatore di Torino.

Chieri, forte comunità, aveva il dominio su molti villaggi del contado tra i quali Santena, e pretendeva dopo questo atto, continuare  i suoi diritti di taglie anche sul villaggio che le era stato tolto. I Canonici del Salvatore, in diverse occasioni in loro difesa invocarono, non invano, l’intervento  dei Vescovi torinesi, i quali al tempo  avevano potere temporale. Nel 1191 i Canonici del Salvatore, con regolare atto scritto, vendettero la corte di  Santena, considerata bene allodiale, con terreni colti e incolti, mulini ed acque, diritti di pesca, a cinque privati cittadini chieresi appartenenti tutti a nobili famiglie. In tal modo Santena ritornava territorio soggetto a Chieri.  Nel 1265, con solenne e pubblica cerimonia di investitura, il Vescovo di Torino mons. Goffredo di Montanaro, nominava feudatari della Mensa Arcivescovile i proprietari di Santena, sei in quel tempo, e quasi tutti discendenti dalle famiglie che l’avevano acquistata dai Canonici.   

Santena diventata feudo dava diritto ai proprietari di fregiarsi del titolo di Signore, di godere esenzioni,  immunità e diritto di giurisdizione. Un modo per sottrarsi al fisco di Chieri, ma le dispute tra la città e i  Consignori  continuarono. Una importante e cruente battaglia, al tempo dei guelfi e ghibellini, si svolse al castello del Gamenario, nel territorio santenese il 22 aprile 1345, fra le truppe delle regina Giovanna d’Angiò e il marchese del Monferrato Giovanni II. La vittoria arrise al marchese e alcuni studiosi ritengono che questa battaglia segnò il tracollo della dominazione angioina in Piemonte. Nel 1429 il papa Martino V vietò ai chieresi di esigere taglie dal feudo di Santena, e da allora esso fu governato dai Consignori mediante un Podestà da loro nominato. Alcune tasse però erano riscosse  dal fisco dei Savoia, perché sia i Signori che i piccoli proprietari avevano registrato i possedimenti santenesi al Catasto di Chieri. La mancata definizione dei confini e dei limiti di giurisdizione, generò una questione tra i Signori di Santena e Chieri, la quale questione ebbe termine nel 1728, quando una declaratoria della Camera dei Conti stabilì che il feudo di Santena,  e la relativa giurisdizione dei feudatari era limitato ad un recinto  comprendente l’agglomerato principale dell’abitato a nord del Torrente Banna e i castelli dei Signori; tutto il restante diventava parte integrante del Comune di Chieri. Santena diventava così un piccolo borgo chiuso nel territorio chierese.. Alla fine del secolo, una legge regia pose fine ai privilegi feudali e alle immunità, e durante il governo napoleonico Santena diventò una Borgata della città di Chieri. Considerando la distanza dalla città e ritenendo non soddisfacente il modo con cui  sono  amministrati, nel 1815 i santenesi chiedono la separazione da Chieri e l’erezione in Comune autonomo. La richiesta è ritenuta ingiustificata e non viene esaudita. Una nuova proposta  di autonomia fatta nel 1858 e appoggiata da Camillo Benso di Cavour, presidente del Consiglio dei Ministri, per diverse cause concomitanti non poté  essere presentato alla Camera. Al terzo tentativo, anni dopo, la legge presentata alla Camera e al Senato dal deputato o­n. marchese Carlo Compans di Brichanteau viene accolta e Santena diventa Comune dal 1 Gennaio 1879. La novella amministrazione provvede ad istituire quanto necessario per lo sviluppo del commercio e dei servizi. Il paese è essenzialmente agricolo con produzioni tipiche caratteristiche, come asparagi, pesche, pioppi da trapianto; tutti prodotti conosciuti a livello nazionale.   

Nei primi decenni del ‘900 molti santenesi emigrarono oltre Oceano. I figli di Santena caduti nella prima guerra mondiale furono 64. Negli anni ’20 e ’30 si compirono a Santena diverse opere pubbliche: una chiesa monumentale, un grande edificio scolastico, una vasta piazza con ala per il mercato e una artistica fontana. Per la presenza di queste opere, l’istituzione di molti  servizi pubblici, la presenza della tomba del grande statista e autore dell’unità d’Italia  Camillo Benso di Cavour, a Santena nel 1937 venne concesso con Regie patenti il titolo di Città. La popolazione era allora di circa 4000 abitanti. Nella seconda guerra mondiale i caduti cittadini  furono: furono 15 combattenti, 5 dispersi, 2 civili per incursione aerea, 2 partigiani. Negli anni seguenti  la fine di questa  guerra  molti giovani lasciano l’agricoltura per la nascente industria. Si sviluppa fortemente l’edilizia urbana e con l’immigrazione dal sud, alla fine degli anni ’60 il numero degli abitanti di Santena era raddoppiato.  Dopo il sorgere di nuove industrie sul territorio e il conseguente flusso migratorio per avvicinarsi al posto di lavoro, alla fine degli anni ’70 Santena contava 10279 abitanti. Oggi la città conta la presenza sul territorio di numerose piccole e medie industrie. L’agricoltura non è più in primo piano.  
(Chi vuole saperne di più, apra l'allegato sottostante)

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