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93ª Sagra dell’Asparago: Santena inaugura l’edizione 2026 tra rigenerazione urbana, cultura del cibo e valorizzazione del territorio

La 93ª edizione della Sagra dell’Asparago segna per Santena uno dei momenti più importanti dell’anno non soltanto dal punto di vista enogastronomico, ma anche sotto il profilo culturale, urbano ed economico. La manifestazione continua infatti il proprio percorso di evoluzione, trasformandosi sempre più in un progetto territoriale capace di intrecciare identità agricola, sviluppo locale, promozione turistica, rigenerazione urbana e cultura del cibo.

 

Data:
Lunedì, 11 Maggio 2026
93ª Sagra dell’Asparago: Santena inaugura l’edizione 2026 tra rigenerazione urbana, cultura del cibo e valorizzazione del territorio

Descrizione

 

La 93ª edizione della Sagra dell’Asparago segna per Santena uno dei momenti più importanti dell’anno non soltanto dal punto di vista enogastronomico, ma anche sotto il profilo culturale, urbano ed economico. La manifestazione continua infatti il proprio percorso di evoluzione, trasformandosi sempre più in un progetto territoriale capace di intrecciare identità agricola, sviluppo locale, promozione turistica, rigenerazione urbana e cultura del cibo.

L’edizione 2026 sarà inoltre la prima a utilizzare la rinnovata piazza Martiri della Libertà, cuore storico e sociale della città, all’interno di un più ampio percorso di trasformazione e valorizzazione del centro urbano portato avanti dall’amministrazione comunale.

«La Sagra dell’Asparago rappresenta oggi molto più di una manifestazione gastronomica – commenta il sindaco Roberto Ghio –. È il momento in cui una comunità si ritrova e costruisce relazioni attorno alla propria identità. L’asparago fa parte della storia agricola e culturale di Santena e richiama direttamente le nostre radici contadine e il legame con la figura di Camillo Cavour. Oggi quelle radici tornano a essere una leva di sviluppo, di attrattività e di promozione del territorio».

Per l’amministrazione comunale, il valore della manifestazione sta nella sua capacità di trasformare il cibo in uno strumento di relazione sociale e culturale.

«Nutrire non significa soltanto consumare cibo – prosegue Ghio –. Nutrire significa creare cultura, costruire comunità, generare benessere e occasioni di incontro. Il tema del cibo oggi è strettamente collegato alla qualità della vita, alla sostenibilità, alla salute, alla cultura dei territori e alla capacità delle città di creare relazioni autentiche. La Sagra dell’Asparago interpreta proprio questa visione: un evento che parte da un prodotto agricolo e diventa occasione di crescita sociale, culturale ed economica».

L’edizione 2026 sarà caratterizzata da un programma diffuso che coinvolgerà piazze, spazi culturali, attività economiche e luoghi simbolo della città attraverso mostre, incontri, iniziative culturali ed eventi collaterali costruiti in collaborazione con il Distretto del Cibo, le associazioni e le realtà del territorio.

«Abbiamo lavorato per costruire una manifestazione sempre più aperta e integrata con il tessuto urbano – aggiunge il vicesindaco e assessore ai grandi eventi Paolo Romano –. Gli eventi off, le mostre, le iniziative culturali e le collaborazioni con il Distretto del Cibo trasformano la Sagra in un evento diffuso capace di coinvolgere l’intera città e di valorizzare Santena come luogo di aggregazione, turismo e cultura».

La nuova configurazione della piazza Martiri della Libertà rappresenta uno degli elementi simbolici di questo percorso.

«La crescita della Sagra si intreccia con il processo di rigenerazione urbana che la città sta vivendo – sottolinea Romano –. Utilizzare per la prima volta i nuovi spazi della piazza durante la manifestazione significa restituire centralità al cuore cittadino e creare uno spazio pubblico moderno, accessibile e pensato per ospitare relazioni, eventi e socialità».

La manifestazione sarà inoltre accompagnata da una visione sempre più orientata alla sostenibilità e alla mobilità urbana.

«Stiamo lavorando affinché grandi eventi come questo siano sempre più compatibili con una città sostenibile e vivibile – prosegue Romano –. La gestione della mobilità, i collegamenti, la valorizzazione delle aree pedonali e l’organizzazione diffusa degli eventi fanno parte di una strategia che guarda al futuro della città».

Per l’amministrazione, la crescita della Sagra si inserisce all’interno di un ecosistema territoriale più ampio, nel quale cultura, agricoltura, turismo e sviluppo locale diventano elementi interconnessi.

«Santena sta costruendo una propria identità contemporanea partendo dalle proprie radici – evidenzia Silvia Migliore, assessora al commercio e al cibo –. L’origine agricola della città oggi si evolve in un’opportunità di promozione economica, culturale e turistica. La Sagra diventa un’occasione concreta per valorizzare produttori, commercio locale, attività economiche e filiere del territorio».

L’assessora sottolinea inoltre il valore della rete costruita negli anni tra istituzioni, imprese e associazioni del territorio.

«Questa manifestazione cresce anche grazie alla capacità di creare sinergie tra enti pubblici, realtà associative e aziende del territorio che scelgono di investire concretamente sulla comunità locale – aggiunge Migliore –. Il sostegno alla Sagra non è soltanto economico, ma rappresenta una forma di partecipazione attiva alla vita della città. Sempre più aziende stanno comprendendo l’importanza di restituire valore al territorio attraverso sponsorizzazioni, collaborazioni e progettualità condivise che nascono insieme al Comune e alla Pro Loco».

Accanto al contributo economico e organizzativo dell’amministrazione comunale, la 93ª edizione vede infatti il coinvolgimento di numerosi enti patrocinatori, associazioni e sponsor privati, consolidando un modello di collaborazione territoriale costruito negli anni.In questo percorso assume un ruolo strategico anche il complesso cavouriano, patrimonio della Città Metropolitana di Torino ma sempre più integrato all’interno della progettualità territoriale santenese. La sinergia tra il Comune, la Fondazione Cavour, il Distretto del Cibo e le realtà associative del territorio sta infatti contribuendo a costruire un ecosistema culturale ed enogastronomico condiviso, capace di mettere in relazione eventi, turismo, agricoltura e valorizzazione storica.

«Le esperienze realizzate nelle ultime settimane, dalla Fiera in Primavera al mercato Oltrecollina all’interno del complesso cavouriano, dimostrano quanto sia importante creare connessioni tra tutte le realtà che operano sul territorio – conclude Migliore –. L’obiettivo è costruire una rete stabile nella quale cultura, cibo, paesaggio, agricoltura e promozione locale collaborino tra loro. Solo attraverso questa visione integrata il territorio può continuare a crescere e diventare sempre più attrattivo dal punto di vista turistico, economico e culturale».

 


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Ultimo aggiornamento

11/05/2026 16:28




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